La mia bici in Senigallia

Legale, illegale o fai da te.
Se vi rubassero la bici, voi che soluzione adottereste?

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Sabato scorso qualcuno s’era preso la briga di scassinarmi lucchetto e catena per fregarsi la mia amatissima bicicletta. Poveretta, non dava fastidio a nessuno, se ne stava al suo posto in cortile, legata, coccolata e viziata come una regina, e qualcuno ha pensato bene di portarsela via.
Lei, così unica, era diventata una delle diecimila bici che spariscono ogni anno a Milano.

Il furto era avvenuto di sabato sera: evidentemente il ladro non aveva molti amici. Tiè. Pensiero consolatorio, ma assolutamente inutile per rintracciare il mio potente mezzo.
Senonchè, l’ora tarda del ratto riaccese in me la speranza: forse la mia due ruote non era ancora perduta, l’avrei potuta ritrovare il sabato successivo al mercato di Senigallia, là dove le biciclette vanno a trovarsi un nuovo proprietario, spesso a loro insaputa. C’era dunque tempo, non era stata ancora rivenduta.

Ebbene.

Non sporgo denuncia e mi giustifico davanti al Tribunale della Coscienza con la scusa di non avere foto della refurtiva da presentare agli agenti. Quello che taccio ai Sommi Giudici è che sono intenzionata a recuperare la bici da sola, a qualsiasi costo, senza che nessuno s’impicci.

Tralascio I Sette Giorni di Agonia, in cui passo continuamente da uno stato di euforia (la certezza di “sentire” che la mia bici sia in fondo vicina)a un’altra di depressione vera (non la ritorverò più) o scaramantica (se continuo a pensare che la troverò, non salterà più fuori), ad istanti di feroci sospetti e progetti malvagi (quella bici riverniciata in tutta fretta sembra propiro la mia, stanotte me la riprendo, la carico in macchina e la nascondo a casa dei miei), ad istanti di pura Illuminazione (devo stare tranquilla e positiva, a tutto penserà il karma).

Fu così che venne il giorno.

Mattina di sabato, Senigallia, Porta Genova, Milano, sette giorni dopo. Occhiali scuri e nero vestita, mi aggiro col cuore in gola alla Sua ricerca. Tentenno, non sono più certa di volerla trovare: cosa avrei fatto poi, se l’avessi vista nelle mani di quei brutti ceffi che vedo custodire come falchi le biciclette in mostra?
Sto per desistere, quando ecco, un lampo di carrozzeria dorata scintiila alla mia sinistra.
M’infiammo. È lei. Non l’hanno toccata: c’è pure il moncherino del cavalletto che mi si era rotto con il freddo dell’inverno e la ruggine sul manubrio. Le manopoline staccabili, l’inutile, vecchia e rotta dinamo. Contratto con il brutto ceffo che la tiene in pugno, forse anche più spaventato di me, e me la ricompro per 20 euro: era mia e glielo avevo fatto notare, ma non si ruba ai ladri. O ai ricettatori. O comunque a gente dalla quale potresti ripresentarti prima o poi con lo stesso problema. Magari in un mercato diverso.

Ora.

Ho fatto male? Avrei dovuto chiamare la polizia? Sono diventata complice di quel sistema, ho oliato i suoi ingranaggi?
Mi assolvo, Sommi Giudici: Moralità e Senso Civico soccombono davanti all’Amato Bene Da Ritrovare.